Slave per amore: mi faccio calpestare le palle

Ringrazio la pioggia di quel giorno. Se non ci fosse stata, se fosse stata una normale mattina assolata, forse io e la mia dea non ci saremmo mai conosciuti. Con lei ho scoperto la mia parte slave e non me ne pento.

Ho assaporato tutti i tipi di piaceri anche frequentando siti di incontri per sesso, ma ce ne era  uno che non conoscevo (o forse avevo troppa paura prima). Pissing, feticista dei piedi, ho fatto tutto e sono diventato tutto solo con lei, solo lei… Questa è la il racconto erotico di sesso della mia rinascita come schiavo.

Slave sotto la pioggia

La mia dea indossava tacchi vertiginosi anche sotto la pioggia. La sua maestosità, la sua eleganza, le impedivano di scivolare sull’asfalto. Quel giorno io ero incazzato perché dovevo tornare a casa con uno scooter scassato e con quel diluvio, avrei fatto una doccia non gradita. Nonostante l’arrabbiatura, l’ho notata: una regina fra le altre, incedere verso di me.

Mentre mi passava accanto (io stavo imprecando contro il cielo accanto al mio motorino), mi lanciò uno sguardo che mi fece vibrare tutto. Da quel momento, fui subito suo senza ancora saperlo, il suo fedele slave.

Dopo quell’incontro per caso sotto la pioggia. Io divenni succube della mia dea. Lei all’inizio mi concedeva solo qualche telefonata e di seguirla per strada di nascosto (anche se sapeva sempre dove fossi, dietro di lei, ad ammirare i suoi passi da nobile dama).

Solo dopo molto tempo, quando già ero così gonfio di piacere che ormai le seghe e i sex toys non mi aiutavano più (potevo toccarmi solo quando mi dava il permesso), lei finalmente acquistò fiducia in me e mi concesse un appuntamento nel suo appartamento.

A casa della dea

Mi sentivo onorato di poter entrare a casa della mia ragione di vita. Mi sentivo un verme a calpestare il pavimento che accoglieva di solito i piedi della mia signora. Io ero solo un infame, un sacco dell’immondizia al suo confronto, ero completamente sottomesso alla sua volontà.

Lei mi accolse con fare di sufficienza, come se mi stesse facendo un favore, come se in realtà in quella casa non fossi gradito. Arricciò il naso in segno di disgusto quando mi vide e io divenni duro appena colsi quell’espressione. Mi buttai subito ai suoi piedi e le implorai perdono per la mia umile esistenza.

Lei sorrise e mi disse: “Lurido maiale, se sei un maiale allora devi fare anche il verso.”

Umiliato al massimo, cominciai a imitare il verso del maiale come meglio potevo: oink oink. A ogni verso, lei mi insultava e mi sputava addosso, mi diceva che le facevo schifo. “Puzzi, mi stai facendo venire la nausea. Poi piagnucoli come un bambino, sei insopportabile. Ho deciso di punirti.” Non aspettavo altro. Il mio cazzo stava per uscire dalle mutande e occupare l’intero appartamento per quanto ero eccitato.

“Spogliati, i maiali non portano vestiti” mi disse. E io ciecamente, da buon slave, ubbidii subito.

Un dolore mai provato mi fa sborrare

Ero nudo  spalmato sul pavimento freddo del salone al piedi della mia dea. Indossava le stesse scarpe con tacco a spillo vertiginoso  come la prima volta che l’avevo incontrata.

“Adesso devi stare zitto, non voglio sentirti fiatare, qualsiasi cosa accada!”

“Sì, mia dea.”

“Ti infliggerò un dolore mai provato prima. Questo dolore ti legherà a me per sempre.”

“Ma io sono già tuo per sempre.”

“Ti ho detto che non devi fiatare!”

Mi mollò un calcio alla mandibola che mi fece sanguinare. Alla vista nel sangue, cominciò a toccarsi. A vedere questa scena, persi la ragione, mi si annebbiò la vista per l’eccitazione. La mia dea cominciò a girarmi intorno e poi lentamente mise la punta del suo tacco a spillo sulle mie palle gonfie e indifese.

“Questa è la tua punizione.”

Più passavano i minuti e più affondava millimetro dopo millimetro il tacco nelle palle. Avrebbe potuto bucarle, sentivo un dolore lancinante e mi mancava il respiro. Il cuore mi batteva forte per la bramosia sessuale. Arrivato al culmino del dolore, con 1 cm e mezzo di tacco affondato nelle palle, senza che me ne rendessi conto, sborrai senza toccarmi. Era bastato lo sfioramento della sua scarpa mentre mi infliggeva un dolore mai sentito.

A vedere la piccola pozza di sborra sul pavimento, la mia dea sorrise e disse:

“Guarda cosa hai combinato. Adesso, pulisci, lecca!”

Tirai fuori la lingua ed eseguii i suoi ordini. Spero vi sia piaciuto il mio racconto erotico perché io ho goduto molto a viverlo!

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