Diario di un feticista: spompino gli alluci

Sono sempre stato attratto dai piedi femminili. Non si tratta di essere incline al bdsm o a essere slave, il feticista va oltre le etichette perché è un amante del Bello.

Finalmente, dopo tante ricerche, ho trovato la mia donna ideale, una persona molto diversa da me in tutto, e che prova piacere nell’assistere all’adorazione degli uomini ai suoi piedi. Da quando l’ho incontrata, ho cominciato a scrivere questo diario, il diario di un feticista pieno dei miei racconti erotici di sesso.

Feticista per caso in un bar

È capitato per caso. Un giorno, stavo bevendo un buon caffè in un bar centrale di Bari, quando ho notato una bellissima ragazza sedersi al bancone.

Ricordo come se fosse ieri la sua eleganza innata. Indossava un semplice top rosa, abbinato a un pantalone bianco aderente. I vestiti facevano risaltare il suo corpo magro e sensuale, e sembravano indossati solo come scusa per far risaltare i suoi piedi nudi dentro a delle bellissime décolleté nere col tacco alto.

Ero feticista già da bambino, mi ricordo che mi soffermavo a guardare i piedi delle ragazze. Ovviamente, a quella età, non sapevo ancora di esserne attratto sessualmente, non sapevo cosa fosse l’eccitazione sessuale, ma ricordo ancora bene come andavo in visibilio ogni volta che mia madre si metteva lo smalto alle unghia dei piedi.

La bellissima donna del bar colse subito i miei sguardi infuocati, quindi si alzò dal bancone e si venne a sedere al mio tavolo: “Mi stavi guardando i piedi, sì?”. Le sue parole mi colpirono come dei proiettili. Nei suoi occhi scintillava una luce vogliosa, maliziosa.

Pensai velocemente a cosa poter rispondere, non aveva senso mentire, mi aveva scoperto, così dissi solo: “Sì”.

L’inizio della storia d’amore con i suoi piedi

Quel bar vide l’inizio della nostra storia di sesso e di passione del tutto originale. Marzia riesce a capirmi alla perfezione con uno sguardo, non esistono segreti fra di noi e soprattutto posso adorare e fare sesso con i suoi magnifici piedi miracolosi.

Marzia ha 25 anni. È alta, molto magra ed elegante come una diva del cinema. Capelli neri, occhi grandi e verdi come una strega. Durante i nostri incontri di sesso ma chiamo “Mylady” perché io mi sento solo un servo, un valletto di corte al suo cospetto.

Lei si siede sulla sua sedia-trono e io mi spalmo sul pavimento ai suoi piedi. Prima li contemplo, poi li annuso, poi li lecco per delle ore. A volte si arrabbia se lo faccio per troppo tempo, quando vuole allontanarmi da lei, mi spinge il suo reale piedino sulla faccia e mi insulta. Questo gesto ovviamente mi fa arrapare ancora di più e mi diventa un martello in mezzo alle gambe. Le sue piccole dita mi premono la guancia, che paradiso!

Cerco sempre di premere la punta della lingua smaniosa contro le dita dei suoi piedi. Se vedo che lei non mi allontana, allora posso continuare il mio lavoro da servo e le succhio e spompino gli alluci finché non le diventa la pelle grinzosa e bagnata della mia saliva.

Lei certe volte mi prende per i capelli, me li tira e mi dice all’orecchio: “Sei un incapace, devi farlo meglio, devi leccare di più di più!”. Quando fa così, mi sborro tutto nei pantaloni e dal di fuori sembra come se mi fossi pisciato addosso. Grazie Mylady. Ho molto goduto sia nel farlo che nello scrivere i miei racconti erotici.

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